AgrigentoCultura e spettacoliPrimo Piano

San Giurlannu senza dannu”

di Mario Gaziano.

E’ proprio così. Dobbiamo sperare in San Gerlando,patrono di Agrigento? Lui, il Santo, di origine francese. Noi di origine araba,o forse,ellenica. Noi della Magna Grecia. Con identità  specifica,ma mal  riconosciuta dalla prorompente Capitale della cultura. Ma di quale cultura? Anche qui esterofila. Rinunciataria. Priva di sensibilità culturale identitaria. Tutto in mano a professionisti del management culturale, o a seri professionisti coinvolti, ma inesperti.

San Gerlando “senza danno” (che stiamo onorando e celebrando). È perchè ci protegga dai danni e dalle calamità. Eppure nella sua terra protetta manca l’acqua. Le strade sono al buio, con illuminazioni pubbliche pietosamente insufficienti, deboli, pallide, riflesso del pallore di una intera città. Pietro Germi firmò nel 1950 “Il cammino della speranza”: un capolavoro di cinematografia ,ma soprattutto di grande umanità siciliana. Con l’anima della Sicilia. Con lo spirito della Sicilia. Tomasi di Lampedusa, col suo “Gattopardo” pubblicato postumo nel 1958, pulsa di profonda sicilianità, Per non dire di Sciascia: La Sicilia come metafora. O di Camilleri: Porto Empedocle e Vigata: un racconto tutto siciliano. E ora a  inseguire speranze e illusioni  con la internazionalità del festival (appunto,internazionale) del folklore. E poi con i carri del Carnevale di Sciacca: con un Peppe Nappa ( povero eroe popolare  siciliano) che brucia malinconicamente di fronte alla infinita  folla romantica e nostalgica sciacchitana (e poi saccense). Insomma la sicilianità pervade la nostra storia. Ma nella Capitale 2025 manca. E’ assente. Come è assente la girgentinità. A partire dal suo grandioso santo patrono Gerlando, di origine francese, appunto. Che almeno in questo  venti/venticinque ci salvi da danni ancora più gravi.. E da buon Santo ispiri gli animi degli agrigentini doc  di sangue “girgentano”, lasciando agli altri, agli esterni, la trionfante devozione a SanCalò, il santo nero, di origine africana.

Ecco almeno in questo ci hanno azzeccato: involontariamente: in questo “involontario” segnale di accoglienza e integrazione. Evviva San Calò. Evviva San Gerlando.  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *